Re: Un caso giudiziario
Inviato: mar 1 apr 2014, 9:23
Visto la delicata questione vi prego di attenervi solo a questione tecniche. in fondo si poteva anche evitare di spiegare per filo e per segno il soggetto del File incriminato.
Io questa non l'ho capita, e nemmeno l'altra se mi concedi l'osservazione. Puoi essere più chiaro in merito? Anche in privato se preferisci.navajo ha scritto:fino a quando si parla di computer, va bene. basta che non si scivoli su condotte da tenere in tribunale ecc.
Questo per esempio, non è informazione puramente tecnico-informatica. ad esempio, specificare che fosse materiale pedapornografico, secondo me non aiuta a migliorare il concetto o a capire meglio la situazione. La domanda è :Ad ogni modo i commenti li ho letti io e ho trovato questo:
Anni fa avevo letto una notizia simile su Internazionale (Internazionale n. 516, 28 novembre/4 dicembre 2003).
In quel caso la causa era un worm che scaricava file sul pc di una persona. La conseguenza fu la rovina della sua vita famigliare. Però a ben analizzare la situazione si scoprirono poi gravi negligenze da parte della polizia.
Qui c'è l'articolo originale:
http://www.lemonde.fr/cgi-bin/ACHATS/acheter.cgi?o...
Di seguito ci sono alcuni pezzi dell'articolo:
[...] schofield ha 36 anni. fino all’autunno 2000 si considerava un uomo felice. Consulente per grandi imprese di telecomunicazione, guadagnava bene e dirigeva una sua società . Aveva lavorato in Olanda, in Arabia Saudita e a Cipro, dove aveva incontrato la sua seconda moglie, una russa di 23 anni. Da poco la coppia abitava a Reading, vicino a Londra, in una grande casa dove vivevano anche i genitori di Karl: “Era una bella vita, qualche volta andavamo a passare il fine settimana a New York. Ora è tutto finitoâ€. [...]
[...] Una mattina dell’ottobre 2000, mentre sta andando in ufficio in auto, la moglie lo chiama: a casa ci sono alcuni poliziotti che chiedono di vederlo. Karl Schofield rientra precipitosamente e trova sette agenti che lo aspettano in salotto. “Mi hanno fatto un sacco di domande sul mio computer d’ufficio, sul portatile, sui cd rom, sulle passwordâ€, ricorda Schofield. “Ho detto loro che forse avevo delle copie pirata di qualche videogioco, ma non capivo dove volessero arrivareâ€. Mi dicono allora che cercano delle immagini pedofile: “Non potevo crederci. Mia moglie si è messa a ridere: doveva trattarsi certamente di un erroreâ€. La perquisizione non dà alcun risultato, ma i poliziotti sequestrano i suoi computer. [...]
[...] Dopo due anni di inchiesta, il suo avvocato ha l’idea di chiedere una controperizia del computer confiscato dalla polizia e si rivolge a un informatico indipendente, Graham Dilloway. In poco tempo quest’ultimo scopre che il programma antivirus installato sul computer aveva individuato e registrato l’arrivo di due virus senza riuscire a distruggerli. Erano stati scaricati attraverso un semplice canale di chat. [...]
[...] L’avvocato Chris Bittlestone si interroga sulle capacità della polizia: “Non hanno saputo farsi le domande giuste. Il loro esperto era un poliziotto che aveva appena un anno di esperienza in informaticaâ€. Da qualche settimana l’avvocato riceve appelli di colleghi che si trovano di fronte a casi simili. Secondo lui “i casi di Reading e di Torquay spingeranno la giustizia a una maggiore prudenza in un settore così complessoâ€. [...]