Vi interessa l'opinione di un reggino DOC? No? Bene ve la esprimo lo stesso
Cercherò di essere il più breve possibile...
Per comprendere appieno il problema della criminalità organizzata nel Meridione (e non solo), bisogna tornare un po' indietro nel tempo, ma non troppo. Dimenticati i fasti dell'antichità, per cui si meritò l'appellativo di
Megale Hellas (Magna Grecia), dalla caduta dell'Impero Romano in poi questa terra vide un susseguirsi di dominazioni, invasioni, scorrerie, saccheggi che, generazionalmente, fecero insorgere nella mentalità comune un senso di instabilità, di
assenza dello Stato, di impotenza nei confronti degli assalitori... Da questo (ma non solo), nacque il concetto dell'antistato (o di
succedaneo di stato): in comunità circoscritte, specialmente, si cominciò a rivolgersi alla famiglia leader, al
padrino, per appianere le divergenze, per risolvere i propri problemi e ci si abituò a considerare quelle persone come una specie di
polizia... In un primo momento, visti i risultati, poteva anche essere considerato
quasi un fenomeno positivo e non era raro incontrare il
padrino illuminato! Tutto ciò ebbe un perché finquando lo Stato continuò ad ignorare il fenomeno, perseverando nella sua assenza. Oltrettutto, fino a d un certo momento, la manifestazione più eclatante del substrato mafioso era il cosiddetto
sfregio in faccia, che si riservava a chi sgarrrava di brutto. Poi venne lo Stato forte, presente ed autoritario: arrivarono le
camicie nere! Una legge fascista acuì esponenzialmente la pena per chi effettuava lo
sfregio, parificandolo quasi all'omicidio. Così, visto che uno sfregiato poteva denunciare, si passò senza indugi all'omicidio e cominciò il bagno di sangue... Dal dopoguerra in poi, si ebbe la triste storia delle collusioni politiche, che vanificò qualsiasi sforzo le forze dell'ordine potessero (o volessero?) fare. E da allora si ebbe la costante dimostrazione che quella gente può fare il buono e il cattivo tempo e che se
pace ci debba essere, può essere solo stabilita da loro stessi.
Cosa può fare la gente?
Vi posso assicurare che è facile dire: "Bisogna ribellarsi". Cosa significa? Forse andare a fare i cortei? Si quelli servono, ma solo per l'opinione pubblica. Qui esistono diverse realtà sociali: quello della criminalità organizzata è un substrato assolutamente minoritario; poi ci sono i
mezziuomini, i collusi (che, secondo me, sono peggiori dei primi, i tipici
sepolcri imbiancati); poi ci sono gli imprenditori, che sono le vere vittime e, infine, c'è la stragrande maggioranza, la gente comune, fatta di impiegati, dipendenti in genere, studenti, casalinghe. Per questi ultimi, l'approccio con la criminalità è lo stesso di quello del resto d'Italia: solo ed esclusivamente attraverso i media! E allora, dài coi cortei e le lenzuola bianche! Ma sai che risultati? E gli imprenditori? Dovrebbero ribellarsi al
pizzo? Certo che dovrebbero! Ma non tutti sono eroi. Chi di voi, sapendo che possono andarci di mezzo mogli, mariti, figli, sarebbe disposto a fare l'eroe? Personalmente, non mi importerebbe niente di me stesso, ma non posso neanche pensare di mettere in pericolo la mia famiglia...
E allora, che fare?
Non è semplice, ma è lo Stato che deve svolgere il ruolo principale: deve dare assoluta assistenza a chi intende ribellarsi (ora, vi assicuro, non è così...), deve dimostrare la sua presenza e non con quella pagliacciata (che altro non è) delle guardie di quartiere (che tra l'altro son diventate rare come le mosche bianche...), deve
spezzare le gambe a quella gente, colpendola là dove è più sensibile, negli interessi finanziari, negli appalti, nei beni immobili. Pena di morte? Ma non mi fate ridere! A parte ogni sacrosanta convinzione etica e religiosa, che risultati hanno negli USA con la pena di morte? Che così si incrementa il numero
così irrisorio di circa 11000 morti ammazzati l'anno!
Qualche altra parola la vorrei spendere per la mia città. La diffidenza nei confronti dello stato qui ha un'altra ragione d'esistere: qui lo Stato ha dimostrato il suo intervento deciso! Si, ma quando e contro chi? Quando la gente comune, a torto o a ragione, è scesa nelle piazze per dimostrare contro una vera e propria defraudazione politica: quella del capoluogo di regione! Lasciando perdere l'orgoglio ed ogni altro sentimento (seppur legittimo), quella scelta ha portato tanto
male alla nostra città: bastasse solo l'abbandono in cui è caduta o i posti di lavoro che si son persi (essendo la città più popolosa della Calabria, sarebbe stato logico mantenerci tutti gli uffici regionali; invece, così, schiere di persone sono state costrette ad una vita di pendolarismo estremo...)! Lo Stato, allora (erano i primi anni 70 e io ero solo un bambino), venne coi carriarmati e le bombe lacrimogene e fece anche delle vittime...
Comunque, la finisco qui, altrimenti rischio di essere veramente prolisso.
Ciao,
nino