Sulla questione informazione-qualità: è vero che il digitale, al contrario dei supporti materiali, "trattiene" immutatà la qualità dell'informazione che codifica; ma proviamo a strappare un angolino o fare un taglio in una foto, e a "togliere" qualche byte per mezzo ad un file... se è un video, probabilmente non nuocerà, ma alcuni file sono molto più "sensibili".
Inoltre la riflessione di Mario è condivisibile: una cosa è "fissare" dei dati in modo che siano immediatamente almeno percepibili dai sensi dell'uomo, anche se non immediatamente interpretabili (vedi i geroglifici), una cosa è codificarli e riversarli su un supporto che alla vista non dice nulla, se non utilizzato col giusto macchinario con il giusto software...
Cioè, se mi capitasse per mano una scheda perforata? Dovrei chiamare un (super)esperto, che, o avrà quantomeno sessant'anni e c'avrà lavorato, o sarà uno studioso di paleoinformatica (mica si esce dall'università con tali consocenze?); e comunque, ammesso di avere tutta la conoscenza teorica a disposizione, quanto costerebbe riassemblare un macchinario di 50 anni fa?
Altro esempio, ad oggi è difficile trovare un pc con porta parallela: se dovessi leggere un file proprietario, generato da un applicativo con chiave hardware? Nasce qui anche una disputa sui formati closed, se ad oggi mi capitasse un testo in formato works o lotus qualcosa, un file publisher, o comunque un vecchio formato, non mi sarebbe agevolissimo aprirlo...
Archiviare foto a lunga scadenza, almeno 100 anni
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Mario Vanoni
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Re: Archiviare foto a lunga scadenza, almeno 100 anni
Scheda perforata ed un sessantenne con esperienza?algol ha scritto:Sulla questione informazione-qualità: è vero che il digitale, al contrario dei supporti materiali, "trattiene" immutatà la qualità dell'informazione che codifica; ma proviamo a strappare un angolino o fare un taglio in una foto, e a "togliere" qualche byte per mezzo ad un file... se è un video, probabilmente non nuocerà, ma alcuni file sono molto più "sensibili".
Inoltre la riflessione di Mario è condivisibile: una cosa è "fissare" dei dati in modo che siano immediatamente almeno percepibili dai sensi dell'uomo, anche se non immediatamente interpretabili (vedi i geroglifici), una cosa è codificarli e riversarli su un supporto che alla vista non dice nulla, se non utilizzato col giusto macchinario con il giusto software...
Cioè, se mi capitasse per mano una scheda perforata? Dovrei chiamare un (super)esperto, che, o avrà quantomeno sessant'anni e c'avrà lavorato, o sarà uno studioso di paleoinformatica (mica si esce dall'università con tali consocenze?); e comunque, ammesso di avere tutta la conoscenza teorica a disposizione, quanto costerebbe riassemblare un macchinario di 50 anni fa?
Altro esempio, ad oggi è difficile trovare un pc con porta parallela: se dovessi leggere un file proprietario, generato da un applicativo con chiave hardware? Nasce qui anche una disputa sui formati closed, se ad oggi mi capitasse un testo in formato works o lotus qualcosa, un file publisher, o comunque un vecchio formato, non mi sarebbe agevolissimo aprirlo...
http://it.wikipedia.org/wiki/Hermann_Hollerith
Erano in uso quando avevo 15 anni, nel lontano 1956!
Per la tecnica usata:
http://www.officemuseum.com/data_proces ... chines.htm
Il censimento norvegese del 1900
http://www.rhd.uit.no/census/ft1900e.html
Ho dubbi che i discendenti della nipotina troveranno foto dei suoi nonni.
