Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

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Blallo
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Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da Blallo »

un mio amico mi ha fatto riflettere su una cosa.
La condivisione delle conoscenze è bella, ti apre la mente ecc (io primo ne sono felice)
ma considerando il mercato informatico, che ai tempi attuali è uno dei più grandi al mondo tra le varie categorie di mercati, mi chiedo:
l'openSource è economicamente compatibile o rischia di lasciare "appiedati" molti lavoratori?

No flames per piacere. Grazie

sancho_panza
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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da sancho_panza »

Io non vedo nessuna correlazione tra la condivisione delle conoscenze e lo scambio continuo e reciproco di informazioni che ne consegue e la disoccupazione. L'importante crisi economica che stiamo vivendo non è certamente causata dall'affermarsi di modelli open, eventualmente è stata proprio la scarsa trasparenza dei meccanismi finanziari ad aver portato l'economia mondiale sull'orlo del baratro. Questo per dire, banalmente, che ritengo che la trasparenza e la condivisione delle conoscenze di cui tu parli ritengo siano valori universali, che se correttamente applicati ad ogni campo creerebbero modelli di sviluppo migliori, anche dal punto di vista etico.
Per quanto concerne il ragionamento specifico nel mercato informatico, ritenere che senza brevetti e senza sistemi cloused source vi sarebbe la crisi del settore, mi sembra equivalga a sostenere che un dipendente microsoft abbia un valore intrinseco superiore rispetto, ad esempio, ad in dipendente mandriva...

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Luke88
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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da Luke88 »

jimmy_page_89 ha scritto:un mio amico mi ha fatto riflettere su una cosa.
La condivisione delle conoscenze è bella, ti apre la mente ecc (io primo ne sono felice)
ma considerando il mercato informatico, che ai tempi attuali è uno dei più grandi al mondo tra le varie categorie di mercati, mi chiedo:
l'openSource è economicamente compatibile o rischia di lasciare "appiedati" molti lavoratori?
chiedilo a red hat, le loro azioni hanno recentemente sorpassato il valore di quelle microsoft ;)

generalmente si fa soldi sul prodotto venduto, l'opensource tende a fare soldi sullo sviluppo del software, sull'assistenza e sulle personalizzazioni.
imho, è solo una diversa gestione della cosa, che tende a "fare felici" più persone :)
alla fine, se applichi il metodo di far soldi nell'open a software closed, fallisci subito.
ma anche viceversa, quindi ad ogni metodo di sviluppo il suo...

per quel che riguarda il lasciare appiedati lavoratori:
non credo succederà niente di che. anche perchè sarebbe già dovuto succedere :p
ovviamente in ogni cambiamento di gestione di un progetto c'è chi resta indietro e viene perso, ma questo succede in ogni lavoro: non puoi sperare di imparare 2 nozioni e andare avanti tutta la vita solo con quelle due, mantenedo la tua posizione...
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absinthe
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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da absinthe »

edit: solo ora mi rendo conto che ti avevano già risposto in merito a red hat X-)

controlla le quotazioni in borsa della red hat e poi mi fai sapere se il "modello open" funziona ;-)
di fatto il modello funziona meglio o peggio a seconda dell'ambito di utilizzo... sulla carta un modello gpl ha come minimo questo pregio:
1- chiunque, come in un consorzio allargato, può contribuire al codice riducendo i costi di sviluppo che gravano sulla singola azienda, rendendo i prezzi più competitivi rispetto a concorrenza closed oppure permettendo margini più elevati sui prodotti finali a parità di costo di vendita
ha tuttavia la seguente falla:
1- chiunque può riutilizare il tuo codice e rivendere ad un prezzo minore del tuo o anche gratis, pur non facendo parte del consorzio allargato, ovvero dei contribuenti al codice stesso.

come dato di fatto esistono società che investono denaro in varia forma (soldi, personale, macchine) per supportare il modello "open" e ci fanno anche i soldi (di nuovo: novell, red hat e qualcosa canonical - non so bene quanto). di conseguenza pare che il pregio superi il difetto!

quello che devi pensare è che tu non vendi un bene ma più che altro un servizio: ciò che ti distingue non è il prodotto ma come sei in grado di gestirlo, mantenerlo, adattarlo. è chiaro che ogni ambito ha le sue peculiarità ma fondamentalemente il concetto rimane lo stesso.

esempio: io sto sviluppando un applicativo on demand per una azienda. il codice è in python e lo lascio all'azienda. tutto questo è nato a causa di un incremento temporaneo di necessità di codice, per cui io sono entrato in contatto con l'azienda per sviluppare in parallelo (ma non in collaborazione) con il loro programmatore interno. per il futuro ci sono 3 alternative:

1- loro pensano di andare avanti da soli: ok mi pagano per le ore lavorate e ciao;
2- vogliono una transizione morbida: mi pagano per le ore lavorate e per il servizio di supporto al programmatore interno;
3- pagano me per andare avanti.

di fatto siccome non ci pensano neppure a dare in pasto al loro programmatore interno un codice altrui con tutte le beghe dell'hacking si rivolgono a me perchè sono quello che più velocemente è in grado di migliorare il codice esistente, essendo io l'autore primo e miglior conoscitore della logica che ci sta dietro.
in pratica io offro loro un servizio e questo mi rende competitivo rispetto al rischio di chiudere il rapporto a favore del loro programmatore interno. io sono nella condizione di fornza (non che ci siano conflitti con il programmatore interno: sono tutti più contenti)

questo software verrà distribuito ai loro rappresentanti come supporto alla vendita. magari non sono interessati a rilasciarlo come gpl ma la licenza bsd andrebbe benissimo alla situazione! nota che non ho firmato alcun foglio in cui mi impongono di non riutilizzare il codice per altre mie applicazioni (cosa che mi è capitata in altra occasione).


ciao,
M

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ildiama
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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da ildiama »

Secondo me, il rischio di lasciare "appiedati" tanti è altissimo.
L'esempio di Red Hat è molto bello, ma chiunque gironzola nel settore sa anche che Red Hat è considerata una mosca bianca per le sue performance. Canonical ad esempio è in perdita da una decina d'anni...
In generale, se qui in Italia vuoi aprire una aziendula e fare opensource.. mamma, che eroe! Soprattutto se vuoi rilasciare prodotti con licenza gpl ed (eventualmente, cioè non obbligatoriamente) fornirvi assistenza.
Non dico sia impossibile, ma io la vedo altamente dura.

@ absinthe
Nel discorso che fai qui sopra, non ho capito cosa c'azzecca il "modello open". Che fai, ti rifiutavi di farlo sto lavoro se non lo si poteva rilasciare con licenza gpl/bsd?

@ jimmi_page_89
Mi piacerebbe specificassi un pò meglio sto concetto che dici di (appunto) "modello open".
Tra il rilasciare il codice sorgente e il farlo con licenza gpl ci passa più che tra rilasciarlo oppure no.

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Luke88
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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da Luke88 »

ildiama ha scritto:Secondo me, il rischio di lasciare "appiedati" tanti è altissimo.
L'esempio di Red Hat è molto bello, ma chiunque gironzola nel settore sa anche che Red Hat è considerata una mosca bianca per le sue performance. Canonical ad esempio è in perdita da una decina d'anni...
decina d'anni???
http://en.wikipedia.org/wiki/Canonical_Ltd.
Founded 5 March 2004
comunque facevano 30milioni$ a gennaio 2009, sembrano avere più di 200 persone che lavorano dentro...
magari non fanno soldi assurdi, ma sei il primo che sento che dice che sono in perdita...
ildiama ha scritto: In generale, se qui in Italia vuoi aprire una aziendula e fare opensource.. mamma, che eroe! Soprattutto se vuoi rilasciare prodotti con licenza gpl ed (eventualmente, cioè non obbligatoriamente) fornirvi assistenza.
Non dico sia impossibile, ma io la vedo altamente dura.
eventualmente? credo tu stia cercando di applicare il metodo di far soldi closed source al modello open... ovvio che così non vai lontano...
comunque in italia solo l'idea di fare un azienda tua ti classifica come eroe ;p

in generale nel mondo open si usa il multi-licensing, assistenza (tanta) e personalizzazioni.
nel mondo closed vendi il prodotto e assistenza.
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Blallo
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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da Blallo »

ildiama ha scritto:@ jimmi_page_89
Mi piacerebbe specificassi un pò meglio sto concetto che dici di (appunto) "modello open".
Tra il rilasciare il codice sorgente e il farlo con licenza gpl ci passa più che tra rilasciarlo oppure no.
intendo il rilascio del sorgente con la gpl (la bsd mi sembra un po' troppo "permissiva" per affrontare questo argomento :) )

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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da Mario Vanoni »

jimmy_page_89 ha scritto:un mio amico mi ha fatto riflettere su una cosa.
La condivisione delle conoscenze è bella, ti apre la mente ecc (io primo ne sono felice)
ma considerando il mercato informatico, che ai tempi attuali è uno dei più grandi al mondo tra le varie categorie di mercati, mi chiedo:
l'openSource è economicamente compatibile o rischia di lasciare "appiedati" molti lavoratori?
La AT&T ai tempi rilascio` UNIX alle universita` quasi gratis,
con tutto il codice sorgente.
Gli studenti impararono tantissimo, vedi
http://www.computerhope.com/history/unix.htm
...
1969 Linus Torvalds is born.
...
1973 Unix had been installed on 16 sites (all within AT&T/Western Electric); it was publically unveiled at a conference in October.
...
1985 The GNU manifesto is published in the March 1985 issue of Dr. Dobb's Journal. The GNU project starts a year and a half later.
...
1991 Linux is introduced by Linus Torvalds, a student in Finland. Who post to the comp.os.minix newsgroup with the words:
Hello everybody out there using minix -
I'm doing a (free) operating system (just a hobby, won't be big and professional like gnu) for 386(486) AT clones.
...
Senza questo punto di partenza,
nemmeno GNU/Linux sarebbe nato!

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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da ildiama »

Luke88 ha scritto:decina d'anni???
http://en.wikipedia.org/wiki/Canonical_Ltd.
Founded 5 March 2004
comunque facevano 30milioni$ a gennaio 2009, sembrano avere più di 200 persone che lavorano dentro...
magari non fanno soldi assurdi, ma sei il primo che sento che dice che sono in perdita...
10 anni un filo esagerato eh.. :D
Comunque, confermo il concetto. Ho sentito dal vivo Shuttleworth un paio di akademy fa e recentemente anche in un intervista (o forse nel suo blog, dovrei ricercare) dire che la Canonical è sempre stata in perdita e che nelle sue previsioni sperava (ah, ecco dov'erano) in una decina d'anni di arrivare in pareggio.
Luke88 ha scritto: eventualmente? credo tu stia cercando di applicare il metodo di far soldi closed source al modello open... ovvio che così non vai lontano...
Con quell'eventualmente volevo sottolineare semplicemente il fatto che una volta che hai rilasciato il tuo codice con licenza gpl, niente obbliga i tuoi potenziali clienti a rivolgersi a te per l'assistenza. Tutto qua.
Luke88 ha scritto: comunque in italia solo l'idea di fare un azienda tua ti classifica come eroe ;p
Andava quotato..

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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da cymon »

Se vendi software a un'azienda il problema è relativo.
Che sia opensource o closedsource, nel momento in cui un'azienda decide di prendersi in casa un prodotto sono rarissimi i casi in cui decide di non aver bisogno del supporto esterno. E' anche una questione di responsabilità. Se anche c'è un software open stradocumentato e l'azienda è decisa a leggere tutto prima di installarlo, nel momento in cui si rompe (e si rompe, tutto il software si rompe) quello che vuole è presentarsi a muso duro da un fornitore e dire "io pago e ora tu lo metti a posto". La linea "ho della gente dentro che a tempo perso ha studiato come funziona e adesso lo faccio mettere a posto a loro" è tendenzialmente suicida.
Se poi parliamo di software custom non ci si pone nemmeno la domanda. Indipendente da dove alla fine rimane il codice (al fornitore, all'azienda, alla comunità) quello che lo ha sviluppato è il migliore per risolvere qualsiasi problema. Il modello open, ovviamente, è un po' suscettibile ai passaggi di mano, nel senso che essendo l'informazione comune il fornitore è un po' più vulnerabile di fronte a persone che eventualmente vogliano prendere il suo posto, ma in ogni caso scenari del genere fanno venire i capelli bianchi all'IT, quindi il rischio è relativamente basso.
Secondo me per capire quanto incide il modello open e quanto "danneggia" le aziende dovremmo enumerare i fork di successo di prodotti OpenSource Business di una certa importanza. Personalmente però non ho questo dato.

Ovviamente il mercato consumer è tutto un altro campo da gioco, ma in questo caso è veramente complicato individuare dove sia la fonte di reddito open (l'assistenza non credo posa incidere).

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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da absinthe »

ildiama ha scritto: @ absinthe
Nel discorso che fai qui sopra, non ho capito cosa c'azzecca il "modello open". Che fai, ti rifiutavi di farlo sto lavoro se non lo si poteva rilasciare con licenza gpl/bsd?
no. modello open era un modo stringato per dire che rilasci il sorgente alla tua possibile concorrenza e che sviluppi usando licenze open. nel mio piccolo mondo:

1- la concorrenza è legata ai programmatori strutturati delle aziende che possono tranquillamente sostituirmi dopo un iniziale overhead di lavoro che l'azienda da sola non riesce a gestire ma che poi potrebbe smaltire
2- posso adottare una licenza approvata osi e software con licenza simile (non è la gpl lo so...)

è l'applicazione ad un settore dove le cose si fanno in piccolo ma di fatto si guadagna sullosviluppo di un applicativo. non è che tutti i giorni si creano aziende intere sul software. spesso è il singolo professionista che sviluppa.

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Re: Il modello open è economicamente valido? [No Flames Please]

Messaggio da absinthe »

ildiama ha scritto:Secondo me, il rischio di lasciare "appiedati" tanti è altissimo.
L'esempio di Red Hat è molto bello, ma chiunque gironzola nel settore sa anche che Red Hat è considerata una mosca bianca per le sue performance. Canonical ad esempio è in perdita da una decina d'anni...
in realtà per non fare analisi distorte bisogna tenere conto che Canonical è uno start-up di dimensioni galattiche. i tempi di rientro sono inevitabilmente lunghi. quello che conta vedere è se dell'investimento iniziale ogni anno si recupera una fetta maggiore o no. se di anno in anno l'abbattimento dell'investimento iniziale cala allora è un casino.
tieni conto che se un azienda già esistente fa un investimento impiantistico (cioè costruisce un impianto aggiuntivo di un qualche tipo) il tempo di rientro medio è di circa 4 anni.
se si decide di creare da zero una struttura (es costruire un capannone, attrezzarlo etc...) il tempo di rientro sugli immobili è di circa 30 anni.
se decidi di "aprire una multinazionale" 10 anni ci stanno tutti...

questo non significa che sviluppare con licenze osi sia una banalità!

M

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